La vasca e la cornice

“Ciò che non puoi annientare o sconfiggere può essere riutilizzato”.

Svuoti una bibita, bevi un uomo, che resta? Un’etichetta o un elastico della mutanda?

E, come se ti levassero qualcosa, vado giù di brutto con le culture che sovrapposero i propri templi, le proprie ricorrenze sulla cultura precedente o scomoda. Il cristianesimo? Non più romano-pagani, viva i romano-cristiani. Distruzione per risignificare il contenuto. Che resta? un contenitore che vale per il materiale di cui è fatto, e si ricicla. Riutilizzare è una pratica comune. Non scomodiamo i “cristiani”, il “mondo”… Ricordo la valigia di nonno, quella di cartone e le cinture in cuoio, andata in America per poi ritornare. Intrisa di storia, di sudore, di sconfitte, di speranze, di vittorie, di rassegnazioni, ora? La carta fa puzza di muffa ma sarà di certo utile come prop.

Ricordo che da dodicenne lessi un brano di Giuseppe Picone, “Memorie storiche agrigentine”, un brano in cui raccontava come un contadino nelle campagne girgentane tagliò in due un “fu” finissimo sarcofago per riutilizzarlo come mangiatoia per i propri animali.
La cosa mi scosse: un rozzo contadino osò l’inosabile! Stessa rozzezza, pensai, di chi l’aveva permesso.
Mi rendo conto che non è rabbia, la mia, è delirio, è notte insonne, è bruciore alla bocca dello stomaco, mi sento appesantito nel corpo, nel cervello e nell’anima… forse non avrei dovuto mangiare ieri notte il baccalà all’agrodolce nascosto nel forno. Forse un po’ di bicarbonato mi aiuterà.

Resetto.

Capita, per caso, che si faccia qualcosa di diverso, un invito e, capita, raramente, che si nasconda una sorpresa.

Prima Domenica del mese.

Girgenti.

Il Gruppo.

In ordine rigoroso non di apparizione ma di affinità genomica: io, il fratello e la sorella e poi i due nipoti, gemelli, maschi, eterozigoti (che poi come abbiamo convissuto per nove mesi nella stessa sacca placentare, con spazi ristretti e immagino posizioni plastiche tipo Superman o Spider-Man, per me rimane un mistero) e la mia splendida nipotA ( allergica al telefono, ma a questo dedicherò un post ad hoc).
Parcheggiamo le auto nell’area del rifornimento di carburante a fianco del santuario ellenistico romano, ci incamminiamo seguendo il marciapiede che (non lo è), immagino ricalcare l’antico cardo romano.
I primi metri sono già forieri di tempeste: silenti lamentele inerenti ora alla scarsa qualità del manto stradale, ora alla lunghezza del percorso, ora all’inclinazione della strada che “ora” è discesa ma che “sarà” salita (la famigerata “pinninata girgentana”).

Comunque si scende… tratto dritto… poi la piega… curva larga e dritto per la dolce salita. Una “guida”, “una parabola ottica”, un invito al portale di ingresso della chiesa di San Nicola.
A fine salita, prima dei gradini che immettono al sagrato, sulla destra, in alto, ci dà il benvenuto una cornice circolare… A vederla, un pezzo di circolare… Curva? con la sua forma bisbiglia, anche al turista più attento, per dire quello armato di Smartphone ultima generazione, occhiale 3d rigorosamente “Usa e getta” riciclabile e guida cartacea nel fodero, (che non si sa mai), una via alternativa: l’ingresso del museo.

La cornice corinzia

Ricordo la cornice, è familiare, ho letto qualcosa di Domenico Lo Faso di Pietrasanta, ma l’ho vista in un disegno del “Vella di Raffadali”. Memorizzo meglio le immagini che i testi, ma sono sicuro che c’era scritto qualcosa di utile.

Rileggerò l’annotazione.

La cornice corinzia

Da un lato non ho riferimenti bibliografici, dall’altro al momento mi “siddria puru respirari” (mi secca e non poco!) cercare, quindi prenderò per oro colato le parole del Vella:

“Nella vetusta città di Agrigento, nel giardino di mastro Andrea Spezio vi era situato un edificio circolare il quale si crede che sia stato un bagno antico, e nel medesimo luogo furono ritrovati alcuni capitelli di bianchissimo e finissimo marmo, ed altri pezzi di cornicione d’ordine Corinzio.

“Spezio”? Credo di averlo letto per caso, cercavo altro, nella planimetria di Julius Schubring.

dettaglio della planimetria di Girgenti di Julius Schubring.

Accettiamo l’invito della cornice e risaliamo il vialetto ignorando l’entrata del museo, perché attratti da un grande sarcofago sbozzato… coperchio aperto, nasconderà sicuramente qualcosa…

Il sarcofago

Che celerà al suo interno? Più mi avvicino più il dubbio, come un pendolo, oscilla tra l”antico sarcofago” e “un porta tubi e pompe idrauliche in stile”?

proseguiamo e sulla sinistra, più avanti, a occhio e croce, 5 metri e settantatre centimetri, un marmo “bianchissimo” a forma di vasca.

La vasca di Lo Jacono

Poggia su un semplice supporto di pietra rifinito con liscissimo intonaco grigio di chiaro cemento. Sposto le foglie della siepe che nascondono la parte posteriore e mi accorgo che ha le stesse identiche decorazioni della cornice curva.

Dettaglio della cornice corinzia

Questa parte si sarà salvata: una superficie irregolare, grazie al cemento o malta, si aggrappa meglio al muro.
Continuerò a leggere l’annotazione del Vella:

Uno delli suddetti pezzi si conserva nella villa dell’Ill.mo Sig.re D.re Giuseppe Lo Iacono il quale serve di fonte nella suddetta villa. Il rimanente nel presente disegno si osserva. Pancrazi Antichità Siciliane parte seconda pag 83.”

Nella mappa tedesca non trovo Lo Iacono ma non fa niente. Proseguimmo per il Museo, informai “Giovanni” il telamone che Max non era in città ma lo salutava e, dopo una piccola pausa all’ombra dell’ulivo del chiostro medioevale, come Guccininiane locomotive a vapore dritti per la valle.
Ore dopo, al ritorno del tour, udivo i sussurri dei “forieri di tempeste”.
Di quel giorno mi sono rimaste scolpite nelle circonvoluzioni e negli scissori della corteccia cerebrale tre ricordi: Max, tre giorni di dolore ai polpacci e l’inspiegabile “auto formattazione” del cellulare.

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