L’USS Brooklyn (CL-40) fu una delle navi protagoniste dell’Operazione Husky nel 1943. Questo incrociatore leggero fornì un supporto tattico decisivo, neutralizzando le difese costiere durante lo sbarco in Sicilia e garantendo il successo dell’invasione alleata grazie al suo potente fuoco navale.
Il 10 luglio segna l’inizio delle operazioni di conquista della Sicilia. Il comando alleato dispiega per l’operazione un imponente forza aereo navale. Dopo la conquista del nord Africa, Biserta diventa la base navale operativa per la logistica. I primi obiettivi per l’avanzamento terrestre furono Gela e Licata, da quest’ultima partirà l’offensiva via terra, per l’avanzata della 7 armata, a ovest, attraverso Palma di Montechiaro, Favara e Naro, obiettivo Agrigento e da qui puntare su Palermo.

Da un rapporto del Ten. Col. Mario Revetria, che visitò la Sicilia tra il 24 giugno e il 2 luglio, si può avere una idea sulle condizioni della difesa dell’isola immediatamente antecedente allo sbarco alleato e si comprende come il quadro, a tratti allarmante ma con qualche eccezione come la brigata Livorno, fosse tutt’altro che roseo:

La situazione va considerata nel seguente quadro generale:
Ten Col. Mario Revetria, pag. 2
- la popolazione, completamente trascurata, anzi abbandonata a sé stessa (da mesi non riceve la spettanza di generi alimentari razionati), senza possibilità di sottrarsi in modo organico alle offese aeree nemiche, attraversa un periodo di sbandamento morale; é assente con l’animo dalla guerra, di cui desidera una soluzione qualsiasi.
Tale disagio morale si ripercuote sfavorevolmente sui soldati, specialmente sui siciliani che sono assai numerosi e nei quali altissimo é il sentimento della famiglia.- La sistemazione difensiva, per quanto riguarda i tratti visitati, già buona, migliora progressivamente e rapidamente.
- Le div. costiere, con comandi ridotti e non sempre scelti, male inquadrate, con organici spesso incompleti, con armamento poco adeguato al compito ed al nemico, pressoché senza secondi scaglioni, non hanno ne la possibilità di armare tutte le opere e le postazioni in atto ed in costruzione, né di tenere a numero gli attuali presidi, né infine di intervenire con quella immediata reazione di movimento che tanta efficacia può avere su un nemico ancora “in aria”.
- Le divisioni italiane così dette “mobili”, sono praticamente senza automezzi, senza armi controcarro, senza alcuna difesa contraerea sia bassa che alta.
Hanno ricevuto l’ordine di trasformarsi, ma non giungono in maniera apprezzabile i mezzi per poter attuare tale ordine.
Come testimonia uno dei tanti documenti requisiti dagli americani, data la forte pressione dell’eservito alleato, la situazione divenne ancora più critica durante le fasi di sbarco: la copertura aerea italiana dello scacchiere siciliano non era all’altezza , era insufficiente:
(…) Stamane ho pregato Maresciallo Kesselring di segnalarVi assoluta necessità di un urgente et importante rinforzo di aviazione germanica per difesa Sicilia/./ (…)
Generale Ambrosio
L’aviazione esistente/,/ pur generosamente prodigandosi/,/ non est sufficiente nè ad impedire sbarchi nè ad opporsi alla aviazione nemica che infligge alle nostre divisioni sempre più gravi perdite/./
La cifra dei velivoli efficienti est assolutamente esigua in confronto necessità et va continuamente decrescendo/./


Di fatto in assenza o quantomeno poca copertura aerea e navale nemica, gli alleati attuarono il martellamento delle difese costiere, batterie contraeree e campi minati, nonché il bombardamento di obiettivi strategici, come postazioni fortificate, movimenti di truppe nemiche, bunker, depositi di munizioni e di carburante, vie di comunicazione, il tutto per agevolare le operazioni di terra.
Gli alleati erano consapevoli che l’esercito dell’asse si fosse organizzato in anticipo per un attacco delle coste siciliane e si aspettavano che tutta la fascia costiera fosse presidiata e fortificata. L’intelligence si era preparata fotografando dall’alto le aree e mappando le opere difensive.
In un report sulle operazioni militari dell’operazione Husky è contenuto un overlay dove sono annotate le postazioni di difesa, bunker, nidi di mitragliatrice, posti di osservazione e trincee, l’area è la parte sud orientale della città, una zona compresa tra Villaggio Mosé e il tempio di Giove.

In un attacco di queste proporzioni, ovviamente, nulla è lasciato al caso: organizzazione, coordinamento, pianificazione erano basate soprattutto sulle informazioni raccolte che erano fondamentali per l’ottimizzazione dell’uso della forza: conoscenza del territorio, morale dei civili, opere difensive, movimenti delle truppe, munizioni, soprattutto documenti come report, mappe, appunti, ordini sul campo, schede e diari di guerra, dove era annotato, trasmesso e registrato. Per la conquista di Licata fu approntata un imponente forza navale nota come task force 86 o Joss force che si doveva occupare del teatro di guerra ad ovest di Licata.
Task force 86
Dopo sbarco e la conquista di Licata, il compito della task force 86 fu di attaccare e pattugliare il tratto di costa tra Licata e capo Bianco (Il promontorio di Eraclea Minoa). Per agevolare il pattugliamento gli incrociatori erano dotati di aerei da ricognizione e avevano molteplici usi:
- aumentare la profondità operativa delle navi, estendendola in media a 10 miglia dalla linea di costa,
- controllo della precisione e degli effetti dei bombardamenti navali
- operazioni di ricognizione a supporto delle truppe di terra.
La task force 86, era costituita da incrociatori e navi di supporto come cacciatorpediniere, dragamine, navi antisommergibile e antiaereo, mezzi da sbarco per soldati e carri armati. Le navi americane che operarono durante l’attacco nel quadrante di Agrigento furono:
- USS Birmingham, CL62, incrociatore leggero.
- USS Philadelphia, CL41, incrociatore leggero.
- USS Brooklyn – CL40, incrociatore leggero.
- USS Ludlow – DD438, cacciatorpediniere
- USS Edison – DD439, cacciatorpediniere
alle navi americane fu accorpata anche la britannica HMS Abercrombie, un monitor appositamente progettato per gli attacchi costieri.
Il 12 luglio 1943 L’USS Birmingham riceve l’ordine di avvicinamento sulle coste agrigentine e di iniziare le operazioni di bombardamento; il giorno seguente, fu impegnata in operazioni di rifornimento e sostituita dall’USS Brooklyn.
Alle 7:00 di mattina del 13 luglio, la Brooklyn, nave l’ammiraglia degli incrociatori leggeri adatta al supporto nelle fasi di sbarco, riceve l’ordine di avvicinamento e di attacco di alcune postazioni nemiche vicino al porto, Agrigento, almeno in questo frangente, fu risparmiata dalla presenza di un campo minato di fronte al porto, che rendeva difficoltosa la precisione del tiro e la cui estensione fu incredibilmente sottostimata dall’intelligence americana.
I documenti
Le navi avevano i log deck, i diari di bordo in cui venivano annotati i cambiamenti di rotta, posizione, velocità, i colpi esplosi e in certi casi vengono direttamente riportate le coordinate degli obiettivi: una sequenza di 6 numeri. Incrociando le mappe dell’epoca ad uso militare e le relative griglie di riferimento, è possibile risalire con una elevata precisione ai bersagli.

Log Deck dell’USS Brooklyn
CONFIDENTIAL
25 Luglio 1943.
Oggetto: Rapporto sull’azione relativa all’operazione “HUSKY”.

13 Luglio 1943 (Giorno D + 3)
0430 – Allarme generale.
0549 – 4 aerei (italiani) hanno sganciato quattro bombe direttamente a poppa, circa 165° grado relativo (alla nave), approssimativamente a 1200 iarde di distanza. Le nostre batterie contraeree hanno aperto il fuoco.
– Altre due bombe sganciate fuori dalla trave di sinistra. Hanno preso sotto tiro gli aerei mentre si avvicinavano.
0604 – 270° tre aerei nemici.

0645 – Suonato cessato allarme generale. Stabilite regolari guardie.
0700 – Ricevuto ordine di procedere al largo della costa vicino ad Agrigento per distruggere le batterie costiere e i movimenti di truppe lungo le strade che portano alla città.
0900 – Quartier generale1.
0925 – Stabilite comunicazioni con il 22° Nucleo di Controllo del Tiro da Terra (SFC22, Shore Fire Control Party 22)2.

Ordinato di iniziare il fuoco. Coordinate 642561, un incrocio stradale circa un miglio a sud-est di Agrigento. A causa del campo minato nemico, la nave non poté avvicinarsi a più di 22.000 iarde a questo bersaglio. Dobbiamo supportare l’Esercito ad Agrigento. L’ordine di aprire il fuoco annullato a causa dell’eccessiva distanza.


NOTA: La posizione di tiro è stata fortemente ostacolata dal campo minato nemico al largo di Porto Empedocle.
0938 – Nuovo bersaglio coordinate 629559, imbocco nord della galleria ferroviaria che collega Agrigento e Porto Empedocle.


0940 – Il Capitano ha ordinato di aprire il fuoco quando pronti. Distanza 20.200 iarde. Iniziato il fuoco.
0945 – “Aspettate” dal SFC22. “Nessuna osservazione” dal SFC22. L’Ufficiale d’Artiglieria ha ordinato al Plot (l’ufficiale addetto al puntamento dei cannoni) di spostare il tiro di 200 iarde a destra, in quanto era probabile che la salva (sparo contemporaneo di più bocche di fuoco) fosse caduta in uno stretto burrone a nord-ovest del bersaglio.
0946 – Ripreso il fuoco. Correzione del SFC22: “Nessuna variazione, sinistra 200 iarde. Fuoco rapido per 1 minuto.”
0946 – Cannoni centrali caricati. Su 600, Sinistra 400.
0946 – Cannoni di destra caricati. Nessuna osservazione. Cannoni di sinistra caricati. Sinistra 200, nessuna variazione.
0949 – Fuoco rapido per un minuto.
0950 – Controllo del fuoco. Sparati 35 colpi.
0950 – Cessate il fuoco.
0952 – Cessazione del fuoco. Passare a nuovo bersaglio. Coordinate 576548, batterie contraeree leggere e medie su una collinetta circa 800 iarde a ovest di e che sovrasta Porto Empedocle. La nave ha cambiato rotta a 025° T.

1001 – Iniziare il fuoco quando pronti. Distanza iniziale 14.475 iarde.
1002 – Cannoni di sinistra, caricati. Inizio del fuoco. Correzione del SFC22: Su 1000, nessuna variazione – apparentemente si vogliono far cadere i colpi su Porto Empedocle.
1002 – Cannoni di destra caricati – fuoco- nessuna variazione, destra 200.
1007 – Cessato il fuoco. Sparati 62 colpi su questo bersaglio.
1010 – Nuovo bersaglio. Coordinate 670497 designate dal SFC22. Non è stato sparato in quanto la gittata superava le 25.000 iarde.

1125 – Cessato allarme generale.
1335 – Distaccato un aereo per investigare un contatto radar che indicava navi di superficie in mare aperto. La ricerca ha dato esito negativo, indicando un falso contatto radar, probabilmente a causa delle condizioni meteorologiche.
1540 – Recuperato un aereo.
1620 – Cessato il fuoco di supporto programmato dopo aver ricevuto informazioni dal SFC22 che non avevano bersagli nel nostro raggio d’azione. Preso il largo su rotte meridionali per sgombrare la zona. 1631 – Cessato allarme generale.
2025 – Allarme generale.

Durante la notte, in conformità con la direttiva generale, la BROOKLYN (nave in comando), diretta dal Comandante della Tredicesima Divisione Incrociatori con BIRMINGHAM e quattro cacciatorpediniere come scorta, ha pattugliato a sud e a ovest di Licata come forza di copertura contro eventuali nemici provenienti da ovest.
Alle 05:11 del giorno successivo l’USS Brooklyn entra in un banco di nebbia e con la scarsa visibilità urta una mina. A causa dei danni provocati e per gli eventuali rifornimenti, è costretta a rientrare a Biserta.
- Nel linguaggio militare, “stato di massima allerta” o “ai posti di combattimento” ↩︎
- Lo Shore Fire Control Party (SFCP) era una squadra specializzata composta da 4/5 soldati del Corpo dei Marines ed era integrata nelle forze d’assalto per coordinare il supporto di fuoco navale. Era composta da un ufficiale di collegamento dell’artiglieria navale (NGLO), un soldato addetto individuazione degli obiettivi e operatori radio. La squadra aveva il compito di individuare i bersagli, regolare il tiro e coordinarsi con i centri di comando per modulare la potenza di fuoco dalla nave verso la costa. link ↩︎
