La descrizione del viaggio tra Agrigento e Sciacca è tratta dal libro “Guida per la Sicilia, opera di Giovanna Power, nata a Villepreux”, stampato a Napoli, dallo stabilimento Poligrafico di Filippo Cirelli, 1842.

Dettaglio di una mappa di inizi Ottocento1.
Nello stesso libro la pianta di Agrigento come appariva agli inizi del 1800,

A dieci miglia da Girgenti s’incontra
SICULIANA2 : essa non conta più di cinquecento anni ed e stata dominata da molti baroni: il castello è situato su di una pittoresca collina. Nel suo territorio sono delle Solfatare. Continuando il cammino si vede un monte, nella cui pianura sorgeva l’antichissima
ANCYRA, come rilevasi da Cluverio e da Diodoro. Essa parteggiando co’ Cartaginesi fu assediata e presa da Dionisio : sorgeva fra Heraclea e Girgenti. Tuttodì sul medesimo monte ne esistono tracce, rottami di mattoni e grotte. A poca distanza giungesi ad un paesello denominato
MONTALLEGRO3:, anticamente Andegavium, e volgarmente Angiò perchè di dritto degli Angioni. A poca distanza trovasi una miniera di sale, e ne’suoi dintorni bellissimo alabastro con vene di un vivo rosso. Prima di passare il fiume Platani s’osservano presso la riva del mare e vicino all’imboccatura del fiume de’rottami di creta cotta. In questo sito era l’antichissima
HERACLEA MINOA, che secondo Eusebio ed altri storici, prese il nome da Minosse Cretese; giacché, quando questi, perseguitando Dedalo, che erasi rifuggiato in Sicilia presso il Re Cocalo, fu ucciso dallo figliuole di questo re, i Cretesi, che lo avevano accompagnato nell’isola, fabbricarono questa città. Lo storico critico Alessi, appoggiato a gravi autori, sostiene che non ne furono i Cretesi fondatori, ma che il primo nome di Minoa sia stato Macara, cui si attribuisce l’origine ai Sicani, e che poi essendo morto Minosse, i Cretesi suoi seguaci le imposero il nome di Macara Minoa in memoria del loro conduttore.
Per ultimo, Dorico Lacedemone, il quale, per quanto si rileva da Diodoro, fu il restauratore dell’antichissima Minoa, la soprannominò Eraclea in onore di Ercole, conquistatore del territorio, e sotto tal nome fu riconosciuta da Suida e da Polibio.
Essa divenne poscia sì potente, che i Cartaginesi o per invidia, o per timore che distruggesse la potenza de’Fenicii, si unirono ai Segestani, ed assalendola con numerose truppe, la distrussero del tutto, uccidendo Dorico ed i capi degli Spartani, fuorché Eurileonte, capo d’un’altra colonia. Nell’anno IV però dell’Olimpiade XV, 33 7 anni av. Gesù Cristo, Eraclea ricomparve al ritorno di Dione in Sicilia, in modo che al tempo di Agatocle fiorì, e crebbe in seguito con una nuova colonia che vi portò Rupilio da Roma.
Di questa città non rimangono che grotte, sepolcri, cisterne incavate nella viva roccia, e rottami di mattoni; scavando vi si sono rinvenuti vasi fittili, medaglie di bronzo, d’argento e d’oro, delle quali il Torremuzza ne porta dodici. Testa di Pallade — R. Ercole ignudo con la clava, una vittoria ed un leone, Ar. Testa di Cerere — R. una Spiga e la parola HPAKAEIQN, Br. Testa di Pallade col primo motto. — R. Ercole ignudo, una civetta, la pelle d’un leone, un’arco sulla sinistra ed alla destra la clava APIE, Ar. Dove termina questa città vi ha una torre detta di Capo Bianco.
Passato il fiume Platani, su d’un monte or nomato Platanella innalzavasi un dì l’antichissima
CRASTO, città rammentata dagli storici Stefano Bisantino, Suida, ed Erodoto. Vicino il fiume Platina s’osserva il principio d’una breccia calcarea, la quale si distende sino a Trapani e contiene delle conchiglie fossili, fra le quali quantità di Pecten varius. Seguono i fiumi Macusoli Alba e Caltabellota Isburus, indi viene
SCIACCA4 , anticamente detta Thermae Selinuntiae. La sua fortezza fu eretta dal Conte Ruggieri. Non vi è nulla di ragguardevole in fatto di antichità. Per la storia naturale è osservabile in un punto isolato la montagna così detta di San Calogero, già Cromius. Essa abbonda di acque termali, efficacissime per varie malattie.
Da un lato della stessa, nella parte alta a mezzodì havvi un bagno sudorifero e de’sedili all’intorno, incavali entro la rupe, con iscolpite lettere, ma tali da non potersi deciferare. In seno alla cavità di questo bagno se ne scorge una seconda che conduce ad una più bassa , da cui esce a stille dell’acqua calda. In un’altra caverna, che trasuda zolfo, vi è un pozzo profondo ed obbliquo, che sempre forte rumoreggia ; lo stesso fragore si ode in un’altra buca superiore; sono questi antri opera della natura , come pure quel fenomeno.
