Un tesoro sepolto: l’archeologo Pirro Marconi scopre un santuario arcaico.

Leggere un vecchio articolo di un  giornale, sia che riguardi la cronaca o la politica, ti permette di fare un tuffo nel passato e di rivivere un evento come se stesse accadendo in questo momento. Agli inizi del novecento, grazie ai finanziamenti del Capitano Hardcastle e la presenza del grande archeologo Pirro Marconi, l’eco dei restauri, degli scavi e delle scoperte di nuovi templi a Girgenti varcò i confini nazionali arrivando anche in Australia. Il The Maitland Daily Mercury ripubblicò la notizia della scoperta del più importante sito di periodo arcaico della città.

Testata di The Maitland Daily Mercury

Tempio siciliano

costruito nel 700 a.C.

Roma messaggio al “San Francisco Chronicle” datato 24 Maggio (1930), dice:

Gli scavi di Girgenti, Sicilia, l’antica Acragas dei Greci, descritta da Pindaro come “la più bella città dei  mortali”, hanno portato alla luce un’area sacra di templi che vengono datati ancora prima della colonizzazione della città da parte dei greci provenienti da Gela nel 562 a.C.

I Greci portarono ricchezza e fasto in questa parte della Sicilia e gli splendidi templi che costruirono rimangono a testimonianza della sua importanza. Ma gli scavi attuali hanno gettato luce su un’occupazione precedente.

Qui sono stati scoperti templi diversi da tutti gli altri, tra cui uno che è stato identificato come risalente al VII secolo a.C. La scoperta di quest’area sacra è considerata la più importante, poiché a quei tempi qui si svolgevano particolari riti su altari di costruzione unica.

Planimetria del Santuario nel libro di Pirro Marconi
La planimetria dell’area appena scavata

Altari vicino alla superficie

Nonostante in passato nel quartiere siano stati rinvenuti frammenti di statue e resti antichi, non si sospettava di quanto rimanesse coperto appena sotto il livello del suolo. Fino al momento degli scavi, in questo tratto di terreno, tra i templi dei Dioscuri, i figli di Zeus, e la piscina greca, c’erano solo dei mandorli. In quel punto non erano mai stati intrapresi nessuno tipo di ricerche.

Per prima cosa sono stati effettuati dei sondaggi. A una profondità di quindici pollici furono scoperti due altari, uno rotondo e l’altro quadrato, di fattura unica, risalenti a una remota età preellenica, dove senza dubbio si era svolto qualche rito particolare.

Può essere solo ipotizzato l’uso reale e il significato che avevano questi due altari. Intorno ad essi c’era un muro che chiudeva alla vista, tranne che a pochi, il mistero sacrificale. Alcuni mesi dopo questa prima scoperta, gli scavi portarono alla luce un edificio rotondo con un altro altare, e sia l’edificio che l’altare erano di costruzione e forma particolari, diversi da quelli mai trovati prima a Girgenti.

I lavori sono proseguiti e sono stati portati alla luce altri altari, sia rotondi che quadrati, di diverse dimensioni. Essi formavano quella che doveva essere un’area sacra, dedicata a un culto speciale.

Quando gli scavi raggiunsero la piscina greca, vennero scoperte le fondamenta di due edifici più grandi, anch’essi dedicati a questo strano culto. Non erano del tutto paralleli. Il primo consisteva in due vani rivolti verso est e ovest, mentre il secondo aveva due altari, uno rotondo, vicino al quale si trovava un pozzo, e un secondo con un altare monolitico, di forma quadrata, con un profondo spazio concavo scavato nella roccia.

Recinto con altari

Altare rotondo
L’altare rotondo

Altare quadrato nel santuario
L’altare quadrato sullo sfondo il giardino della Kolimbetra

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