Elizabeth Campbell partì con un gruppo di viaggiatori da Napoli il 26 aprile del 1825, a bordo della nave a vapore “Re Ferdinando”. Il tragitto passava per l’isola di Capri, lo Stromboli, Lipari, Scilla e parte delle coste Calabresi, per poi dirigersi direttamente alla volta di Messina. Da qui, a dorso di mulo, si diressero a Taormina passando poi per l’Etna, Giardini Naxos, Catania e Augusta, e arrivarono a Siracusa il 6 di Maggio.
Da Siracusa passarono per Palazzolo Acreide, Gela, Girgenti, Sciacca per arrivare a Selinunte il 15 dello stesso mese.
Da Selinunte, sempre a dorso di mulo, si diressero a Salemi e nel tragitto ebbero anche l’occasione di ammirare le rovine di Segesta. Il punto di arrivo fu Palermo, per la precisione il 17 Maggio. Tre giorni dopo, il gruppo lasciò definitivamente l’isola il 20.
Durante il suo tragitto, cosa molto comune nei viaggiatori dell’epoca di allora, la Signora Campbell tenne un diario in cui non solo annotò tutto quello che aveva visto ma accompagnò lo scritto con delicati disegni ad acquerello.

La raccolta presenta 44 acquerelli (8×11 pollici), di cui 5 ritraggono luoghi e paesi dell’agrigentino.
in dettaglio:
- n. 27 – “Il Tempio di Giunone a Girgenti”
- n. 28 – “Il Tempio della Concordia e Giunone”
- n. 29 – “Vista a volo di uccello di Girgenti”
- n. 30 – “Monte Allegro”
- n. 31 – “Sciacca. Coltivazione di riso“

“Zigzagando tra gli uliveti raggiungemmo finalmente il famoso Tempio della Concordia, ma non ci fermammo, girammo a sinistra verso il Tempio di Giunone Lucina, che è posto sulla parte più alta della roccia: una posizione maestosa e che domina la vista. Queste rocce erano le mura della città in cui furono scavate delle tombe: si dice, che fu ordinato ai soldati di farlo in modo tale da triplicarne i vantaggi: la difesa della loro città, dei loro dei e dei loro antenati; ricordiamo che gli antichi davano più rispetto ai morti rispetto a oggi, e i templi furono eretti sulla linea delle Mura, anche per accrescerne la sacralità.
Il Tempio di Giunone, come tutti gli altri, è costruito con la pietra locale, e questa sembra essere una specie di pietrisco o arenaria, in cui sono presenti piccole conchiglie e mentre salivano verso la città osservammo dal ciglio della strada una grande quantità di fossili di grandi e belle conchiglie: in forma di un lungo quadrato, il semplice dorico, con colonne scanalate senza alcuna base; molte delle colonne imperfette e un’apparenza degli effetti del fuoco su gran parte della pietra. Si dice che questo Tempio sia stato bruciato da Gel quando i Cartaginesi presero Girgenti. Il muro interno dell’Altare può essere facilmente rintracciato e anche il condotto per l’acqua, e l’immenso spazio lastricato, si trova prima dell’ingresso del Tempio a cui conducono i gradini.

