Il 13 gennaio del 1755, il Dottor Mead si recó alla casa d’asta Langford, quella serata, la quarta, il dottore fu attratto da una collezione di disegni a matita ed acquerello, erano tavole tratte o ispirate dall’edizione del 1560 di “De rebus siculis decades duae” di Tommaso Fazello.

“Di questo tempio, oggi dedicato a San Gregorio vescovo di Agrigento, un tempo consacrato alla Concordia. Vedi Fazello, De rebus Siculis, edito a Palermo nell’anno 1560, in folio, a pag. 128.”

Il lotto, numero 70, fu suo per due pound e due scellini. Nel luglio del 1828, sempre in un’asta , i fogli passarono di mano e furono aggiudicati  a Mrs. Damer. Nel gennaio del 1966 ad Alan G. Thomas bastarono 20 Pound per farle sue.

La raccolta è composta da alcune tavole raffiguranti: una pianta e due prospettive in scala del tempio della Concordia, una pianta del tempio di Giunone, due tavole dedicate al sarcofago di Fedra e nell’ultima un sarcofago e un fonte battesimale.

Nella tavola un indizio sulla collocazione: á Grigento in Sicilia nella Cattedrale:

Nel primo disegno una “gola di Cisterna” cilindrico con base modanata ottagonale e due  bassorilievi: uno stemma araldico di Agrigento e due buoi che trainano un aratro.

dettaglio della tavola

Oggi il reperto è custodito nella sala “dei materiali lapidei” del Mudia:

Il secondo è composto da due elementi: un elefante e un sarcofago, resi solidali da una barra metallica nascosta sulla schiena dell’animale.

“U Liotru” a Girgenti? I marmi, come da didascalia, si trovavano all’interno di San Gerlando e furono visti, descritti e disegnati da diverse persone, ad esempio il Cicerone Raffaello Politi, all’interno della cattedrale ne descrive quattro (il secondo lo trovi qui link) al Signor Tullio:

Signor Tullio esaminiamo adesso il terzo sarcofago di marmo bianco, portato sul dosso di un elefante, col ritratto di un giovine in un disco sostenuto da due genii, e con altre figure simboliche .
– Eccellenza saranno ormai dieci anni ch’è stato nascosto, e non è più visibile a persona !
– Come ?
– I signori canonici, pieni di buona fede, piamente ignorando esser quello un pezzo capitale appartenente all’alta antichità, considerandolo come semplice pietra incavata, ad onta ch’esso sarcofago sia stato inciso ed illustrato dal D’Orville, dal Biscari, e d’altri sommi scrittori, lo seppellirono chiuso ermeticamente entro il grande sarcofago per meglio tenere l’acqua battesimale che trapelava ; (…)

Elefante cattedrale Agrigento
L’elefantino di D’Orville

Oggi il fonte battesimale è smontato: l’elefante, opera normanna del XIII delle botteghe siciliane, è custodito nella stessa sala della gola di cisterna.

Agrigento Mudia elefante
l’elefante normanno (da cathopedia.org)

Il sarcofago romano del III Sec. d.C. , oggi chiamato “delle donne Coronarie”, ha al centro il volto del defunto e ai lati delle donne che intrecciano delle corone, da cui il nome ed è conservato, assieme ad altri tre sarcofagi greci e romani nell’omonima sala.

Non aggiungo foto, andate al Mudia ad ammirarlo.

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