
Premio Nobel Luigi Pirandello
Il 28 giugno 1867, nel piccolo borgo di Girgenti, sulle rive del mare Adriatico, vedeva la luce colui che, sessantasette anni dopo, sarebbe stato insignito del premio Nobel, il più alto riconoscimento che un letterato possa ricevere ai nostri giorni.
Nato in una famiglia di uomini stravaganti, avventurieri, mercenari, rivoluzionari e patrioti accaniti, il piccolo Luigi portava dentro di sé la scintilla di un equilibrio instabile, ereditata dai genitori.
Nella sua vita sentimentale, le passioni dei genitori gli avevano donato un sangue caldo, precoce, con inclinazioni quasi anormali per la sua età. E più tardi, filtrate attraverso la sofferenza, queste passioni avrebbero esercitato una strana influenza sulla sua opera letteraria.
A quattordici anni, Pirandello si innamora di una zia vedova, con cui conviveva da tempo il proprio il padre, il valoroso volontario garibaldino, Stefano Pirandello. In questa lotta impari, Luigi sconfigge il padre e la zia rimane incinta.
La zia viene data in sposa, in fretta e furia, dal padre di Pirandello a un uomo qualunque. Le complicazioni familiari scatenate da questo scandalo costringono Luigi a essere mandato in un collegio a Palermo.
Ma l’indole impetuosa dei Pirandello gli gioca ancora un brutto scherzo. Si innamora di una ragazza di vent’anni e, a quindici anni, si trova ufficialmente fidanzato, suscitando l’indignazione generale!
La famiglia, rivoltatagli contro, decide di sospendergli la pensione mensile, ma prima che questa grave decisione venisse presa, Pirandello viene abbandonato dalla sua fidanzata.
Calmo e rassegnato, Luigi trova conforto per le sue tristi avventure sentimentali nello studio. Brillantemente ottiene la laurea in lettere e filosofia e, supportato economicamente dalla famiglia, si dedica seriamente alla scrittura, collaborando con le principali riviste italiane. Collaborazioni gratuite, spinte solo dalla passione per la scrittura. Il focoso Luigi conduce ora una vita dedita al lavoro.
Ma l’imprevisto sconvolge nuovamente la sua vita. Il padre, l’aspro garibaldino, gli ordina di convolare a nozze con Antonietta Vartalano, che porta in dote 600.000 lire. La ragazza è una delle bellezze d’Italia e Pirandello se ne innamora perdutamente.
Tuttavia, pochi mesi dopo il matrimonio, Pirandello scopre di aver perso tutto il suo patrimonio in speculazioni minerarie.

Antonietta si ammala gravemente e, per anni, Pirandello è costretto a una continua ricerca di denaro. Solo nel 1904 il suo libro “Il fu Mattia Pascal” ha un grande successo in libreria e così Pirandello sfugge alle umiliazioni legate alla mancanza di denaro.
Nella sua vita privata, tuttavia, la miseria si insinua sempre più profondamente. Antonietta inizia a mostrare segni di malattia mentale, che si manifesta con una gelosia morbosa. Quando la sua follia si aggrava, la famiglia insiste per farla ricoverare in un ospedale psichiatrico. Pirandello si oppone. Vuole affrontare questo suo destino.
Durante la guerra, la vita del futuro Premio Nobel si fa ancora più amara. Il figlio maggiore viene fatto prigioniero, il figlio minore è gravemente ferito e la figlia tenta il suicidio, terrorizzata dalla gelosia della madre, che si rivolge anche verso di lei.
A casa sua, nel “piccolo inferno” come lo chiama Pirandello, il grande scrittore lavora incessantemente. Abbandona il racconto e il romanzo per dedicarsi al teatro. È un teatro alieno dalla sua vita illogica e crudele, così come lo è la vita per tutti.
E l’uomo che per anni ha sofferto le più atroci miserie è oggi un grande umorista.
Ridi, pagliaccio…
REX
Tratto da un giornale rumeno: Ilustraţiunea română, 06, nr. 51, 12 decembrie 1934

