La scultura di una “divinità sconosciuta”

La figura dell’archeologo Pirro Marconi è fortemente legata all’archeologia siciliana in particolare modo a quella Agrigentina.  Nel settembre 1925 ottenne la libera docenza in archeologia e, divenne ispettore prima nella soprintendenza del Veneto orientale e successivamente presso il Museo nazionale di Palermo, di cui  fu direttore nel 1929.

L’elenco dei suoi scavi, delle sue scoperte e dei suoi contributi sulla ricerca archeologica della città è lungo:

  • Effettuò due scavi all’interno del Tempio di Giove e nel 1926 pubblicò una relazione sui resti dei quattro dei telamoni, ipotizzandone la collocazione.
  • Ricerche nell’area della chiesa di S. Biagio (tempio di Demetra) e il cosiddetto “Santuario rupestre”.
  • Scavi nell’area della chiesa di S. Nicola e nel cosiddetto “Oratorio di Falaride”.
  • Due monografie, la prima d’interesse generale sulla città, la seconda incentrata sul periodo arcaico.
  • Il santuario delle divinità ctonie e il tempio detto di Vulcano. L’archeologo scoprì un vasto santuario dedicato alle divinità ctonie. Lo spazio sacro era compreso tra la porta V e l’attuale giardino della kolimbetra. In un’area trovò tracce di culto molto più antiche della fondazione della città.

I ritrovamenti e le scoperte di quest’ultimo scavo ebbero molto clamore, tanto che se ne trova traccia in un quotidiano australiano. Il “The Queenslander Illustrated Weekly” a Brisbane, giovedì del 1 agosto del 1929, pubblicò un articolo:

La scultura di una divinità sconosciuta

Lo scavo recentemente segnalato ad Agrigento (Girgenti), nella Sicilia meridionale, di un gruppo di altari greci in relazione ad asce neolitiche e vasellame arcaico ha portato alla luce non solo altri altari, sia greci che romani, ma anche un oggetto di eccezionale interesse.

All’inizio sembrava essere un normale tubo di scarico in terracotta con una decorazione a collare a un’estremità, ma il professor Marconi l’ha identificato come la rarissima immagine di un “Dio sconosciuto”, il cui collare è costituito da una treccia di capelli frontale con orecchie umane a ciascuna estremità, il che indica una persona, ma senza caratteristiche identificative.
Ciò fornisce una immagine sorprendente del sermone di San Paolo sulla collina di Marte (Areopago) agli Ateniesi, in cui dice di aver visto un altare dedicato a “un Dio sconosciuto”.
Ulteriori scavi saranno effettuati nel sito, che a quanto pare è stato riservato al culto dei Siculi, dei Greci e dei Romani per almeno 1000 anni; l’area è molto vicina al Tempio di Castore e Polluce.

L’articolo
Scultura della divinità ignota Pirro Marconi
La scultura della “divinità sconosciuta”, in una immagine tratta da “Agrigento arcaica: il santuario delle divinità Ctonie e il tempio detto di Vulcano”, di Pirro Marconi

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