Il ventennio segna un periodo di accelerazione del rinnovamento e trasformazione urbanistica per la città di Agrigento. A partire dalla seconda metà dell’ottocento la città, arroccata sulla collina, inizia a varcare il limite delle mura medioevali espandendosi verso est e interesserà la parte meridionale dell’area della rupe atenea, seguendo l’asse di quello che Julius Schubring, nella sua mappa sulla Topografia storica della città, indicherà con Terrasse, il passeggio Cavour, poi “Viale della Vittoria”.
Come si presentava l’area nella planimetria dopo la costruzione del palazzo della Prefettura di Julius Schubring:

La zona compresa tra l’odierno Palazzo delle Poste e la chiesa di San Calogero, conosciuto come “vallone nave” o taglio di Empedocle, viene lentamente colmato, nascono la Villa Garibaldi e “u chianu San Filippu“, l’attuale Piazza Vittorio Emanuele trasformandosi in un raccordo tra il vecchio e nuovo tessuto urbanistico.
Da un dettaglio di una foto d’epoca si può apprezzare il riempimento dell’area dal lato sud.

Dopo la costruzione del palazzo della Prefettura (1858) nascono il palazzo Vadalá (1860), seguono il monumento dei caduti e la villa Bonfiglio (1923) la stazione ferroviaria e la casa del balilla (1929) e il nuovo ospedale psichiatrico (1931) il palazzo delle Poste (1936) a questo si aggiungono altre costruzioni come ad esempio le case di edilizia popolare INCIS e vari edifici lungo l’asse del Viale.
Il confronto tra la mappa di Schubring e lo scatto di un ricognitore americano del 15 giugno 1943 rivela l’entità degli interventi effettuati nell’area.


Dopo il livellamento del vallone nave, già agli inizi del novecento i gerarchi erano consapevoli che l’area andasse ridisegnata: u chianu San Filippu non era ancora una chiazza in quanto solo delimitato sui tre lati dagli edifici della prefettura, del palazzo Vadalá e dal fronte a V della Villa Garibaldi, e per diventarla il fronte nord doveva essere chiuso.
Il piano di risistemazione e ridisegno quindi era più ampio ed emerge anche dalla corrispondenza e dai disegni inviati dal Presidente del Comitato provinciale dell’ONB, V. Morello, che suggeriva e non escludeva l’abbattimento, (poi totale negli anni 50), di parte della terrazza della Villa Garibaldi.

L’edificio dell’ex “Cinema Astor” ed ex “Bomboniera” era necessario come quinta scenica finale per le parate che partivano dal viale e che terminavano davanti alla prefettura .

L’edificio
La Casa del Balilla di Agrigento fu progettata dall’architetto Enrico Del Debbio (1891-1973), ed è uno dei tanti esempi dell’architettura razionalista degli anni Trenta, carica degli ideali del regime.
Queste strutture erano dei centri educativi e sportivi per la gioventù, il loro scopo era plasmare una nuova generazione “fascista” attraverso attività fisiche e culturali. Fu inaugurata nel 1929 e includeva spazi polifunzionali: palestra, auditorium, sale per riunioni e cortile per gli allenamenti, spazi pensati per incoraggiare disciplina e comunità.
L’architettura si basa sull’equilibrio e sull’unità compositiva. Un basamento a crepidine, chiaro rimando all’architettura dei templi greci, accoglie e unisce i tre volumi principali:
- Il corpo di rappresentanza centrale: che è ispirato alla pianta a C dei palazzi storici italiani e presenta al piano terra un ingresso monumentale con hall, ambienti di servizio, al piano superiore una biblioteca e spazi per gli uffici.
- La palestra : Nella parte est dell’area.
- Il Salone: con la sua caratteristica forma absidiata.
I volumi sono collegati da un corridoio trasversale e concepiti come un alternanza di masse con aperture ritmate che conferiscono dinamismo all’insieme. L’architetto alleggerisce l’edificio con giochi prospettici, contrasti cromatici, effetti di profondità e con l’uso di cornici, elementi che ammorbidiscono l’imponenza della struttura senza comprometterne l’armonia.
Il progetto originale, come emerge in una serie di schizzi a matita del 1928, si sviluppava a L con lo scopo di creare un diaframma tra la piazza del Littorio e l’area destinata agli esercizi ginnici. I due corpi di fabbrica, il salone e quello di rappresentanza, chiudevano la piazza del Littorio, mentre la palestra delimitava e definiva a est lo spazio sul retrostante l’edificio.





Nell’idea originaria la palestra risultava perpendicolare alla hall centrale, ma dallo scavo per le fondazioni si scoprí che il terreno era interessato da movimenti franosi dovuti anche da infiltrazioni d’acqua.
“Abbiamo appreso dall’impresa Astaldi (…) che Ella ha già studiato una variante al progetto originale, ubicando in modo diverso la palestra coperta. Tale variante secondo l’impresa si rende necessaria perché a valle della piazza esiste una frana che potrebbe minacciare la stabilità della palestra coperta”
V. Morello, lettera del 12 Giugno 1929
L’architetto propose delle varianti, in pianta e prospetto, manomettendo inevitabilmente lo schema originario. Da alcuni schizzi datati 15 giugno 1929 Del Debbio valutò anche l’idea di spostare la palestra in una posizione piu centrale, lontana dalla frana, in asse e connessa al corpo di rappresentanza.



Nella soluzione finale Del Debbio ruotò la palestra di 90 gradi, furono messe in opera fondazioni leggere per diminuire il peso gravante sul terreno e costruire canali di scolo per l’area retrostante.

La soluzione non fu ottimale tanto che il presidente provinciale Morello ebbe da puntualizzare:
“con la nuova ubicazione della palestra si verrebbe a guastare lo originale movimento della pianta, la perfetta ubicazione degli ambienti sportivi, ed anche a limitare la visuale delle finestre che guardano dal retroprospetto, ed ancora lo spiazzale esterno adibito per campo giochi”
Dopo la distruzione della Villa Garibaldi, l’area fu aggredita dalla speculazione edilizia degli anni 50 60, e oggi risulta profondamente cambiata:


Oggi l’edificio della casa del Balilla risulta compromesso in diverse sue parti: il corpo della palestra è stato abbattuto per fare posto al parcheggio degli autobus, gli arredamenti scomparsi e gli interni sono stati frazionati e modificati per adattarli al nuovo uso: Farmacia, Bar e l’ex sala cinematografica.


Nonostante le pesanti manomissioni e la sostituzione di alcuni infissi esterni, sopravvivono ancora quelli dell’abside del salone e, in parte, alcune componenti nel retroprospetto del corpo di rappresentanza.

