il muletto di Dioniso

Ogni fine settimana Io e Max ci ritroviamo a passeggiare nelle sale del museo e ad osservare oggetti che, in fondo, sono utili nella loro totale inutilità. Osservo un vaso a forma di cavallo. Leggo:

Nel mondo dell’arte greca antica esistono soltanto tre vasi plastici che ritraggono Dioniso in scene erotiche: due sono custoditi in Sicilia, ad Agrigento e Ravanusa, mentre il terzo al Getty Museum. Gli studiosi ritengono che i tre vasi siano usciti dalla stessa bottega ateniese intorno al 480-450 a.C., forse opera dello stesso ceramista.

Il vaso ritrae in realtà un mulo, cosa che mi fa inevitabilmente ricordare la storia du sceccu di Raffieli (l’asino di Raffaele). Leggenda vuole che un certo Raffaele che viveva in piazza del municipio si ostinasse a volere insegnare ai suoi asini a non mangiare, così ogni giorno, lentamente, dava sempre meno fave agli animali. Leggenda racconta che uno fu particolarmente longevo, anche perché di notte riusciva a liberarsi e a girovagare per le strade della città in cerca di cibo.

Comunque, vado di smartphone, Ravanusa è facile, su Los Angeles nulla, aumenta il mistero.

Il vaso è un askos e fu trovato nel 1933 da Pirro Marconi negli scavi dell’area del santuario delle divinità ctonie. Del vaso rimanevano dei frammenti della base.

Frammento posteriore del vaso
Il vaso prima del restauro

Si decise di ricostruire le parti mancanti.

Il muletto di Dioniso restaurato
Il muletto di Dioniso restaurato

L’esemplare più interessante è quello di Ravanusa, un capolavoro attico a figure rosse del V secolo a.C. Questo straordinario vaso, rinvenuto nella necropoli di via Olimpica, mostra un satiro in un amplesso decisamente esplicito con l’animale.

Essendo usciti, forse, dalla stessa bottega, il confronto è inevitabile.

il muletto di Dioniso
il muletto di Dioniso

Mentre il Mulo di Agrigento appare rilassato, quello di Ravanusa tradisce una tensione anatomica, un irrigidimento, che ne aumenta notevolmente la vitalità.

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