Il telamone di Robert Cockerell

Nel cuore della Magna Grecia, emerge la polis di Akragas, testimonianza dell’equilibrio della  fusione tra arte e architettura. Tra le sue rovine spiccano i Telamoni: colossali figure maschili scolpite nel tufo, protagoniste loro malgrado di un dibattito che unisce architettura, ingegneria antica, simbologia e mito. Queste imponenti statue, infatti, non sono solo opere d’arte, ma elementi strutturali carichi di mistero, la cui duplice funzione di sostegno architettonico e rappresentazione del mito,  ha diviso per secoli studiosi e appassionati.

Il gigante

Una meraviglia, un corpo tozzo tanto logoro da diventare quasi illegibile, deforme che sorregge un peso immane, dello sforzo trapela solo un sorriso, arcaico.

Della sua duplice identità, funzione portante e statua a sé, non ne erano convinti tutti gli archeologi o storici; ad esempio, Il Marchese Haus che seguì lo scavo condotto nel 1802 da G. Lo Presti, in un suo saggio stampato in forma anonima, le negava tutte e due: 

A ciò aggiungasi che moltissimi frammenti di basso rilievo trovati furono non fuori, ma dentro il tempio; e tra questi una testa con arricciatura di capelli all’uso frigio, e con porzione di berretta frigia, oltre de’ quali un frammento ancora di un’ aquila. Qual altro soggetto potea in fine esser più conveniente che questi due, de’ quali uno rappresentava Giove fulminando i Giganti, (…) Del resto questi bassirilievi, come i loro avanzi ben ce lo dimostrano,(…)

Saggio sul tempio e la statua di Giove in Olimpia e sul tempio dello stesso dio olimpio recentamente dissotterato in Agrigento

Telamoni come semplici bassorilievi. Questa ipotesi , così come raccontato da Giuseppe Russo, accese un aspro dibattito tra l’autore, Raffaello Politi e il ciantro Panitteri.

Francesco Saverio Cavallari, tempo dopo, ne negava invece la funzione portante:

Un solo gigante si potè riunire (…) e sebbene il suo atteggiamento è quello di sorreggere un gran peso sulle braccia ripiegate in alto, la piccolezza dei pezzi sovrapposti per formare i m. 7,68 e la fragilità della pietra non persuade come tali giganti potessero sopportare un peso maggiore di quello del proprio corpo; eppure valenti architetti e dotti di ogni genere, per mezzo de’ confronti di altri cariatidi simili, hanno immaginato che questi fossero collocati sopra i pilastri della cella e formassero un secondo ordine per sostenere il tetto della navata centrale del tempio!

Sulla topografia di talune città greche di sicilia e dei loro monumenti

Per confutare le affermazioni del marchese Haus bisognerà aspettare l’autunno del 1813 e il lavoro di un giovane architetto inglese, Sir Robert Cockerell, per confermare che quei blocchi altro non erano che statue a se stanti, versioni maschili antesignani delle cariatidi dell’Eretteo, non semplici bassorilievi, ma elementi architettonici che ne condividevano la stessa funzione: decorativa e strutturale. L’architetto fu il primo a assemblare e ricostruire , anche se in uno schizzo, un telamone.

Il progetto di Cockerell

Schizzi telamone Robert Cockerell
Schizzi a matita di R. Cockerell (© British Museum)

Lo schizzo su carta ebbe la fortuna di diventare un progetto esecutivo. Robert Cockerell racconta:

“Il Ciantro Panitteri mi mandò un messaggio con cui mi diceva di segnare i blocchi e dare direttive per la ricostruzione di uno dei gi­ganti e che lui avrebbe sostenuto le spese di tutto ciò. Fui tentato da questa offerta e dalla fama che ciò mi avrebbe dato. Completai il mio progetto e glielo portai. Fu immediatamente copiato con il mio nome e mandato a Palermo. Poi andai sui luoghi con Raffaello Politi e contrassegnai le pietre con i numeri corrispondenti al disegno…

Ente parco

La ricetta per la costruzione era completa: il finanziamento del Ciantro, gli studi di Robert e l’esecutore Raffaello, il cantiere ebbe inizio nel 1825.

Il disegno a matita dell’architetto inglese, con i blocchi opportunamente numerati ci indica l’esatta consistenza del materiale recuperato.

Ricostruzione del Telamone secondo Cockerell
Schizzo ricostruttivo di R. Cockerell (© British Museum)

Raffaello Politi li assembló all’interno della cella, oggi quei blocchi sono esposti nel vicino museo.

Il progetto di Cockerell

La ricostruzione operata da Raffaello Politi si discosta dall’idea di  Cockerell. Per l’architetto inglese i blocchi recuperati dovevano essere riassemblati nella loro posizione originaria: in verticale e per una migliore lettura , dovevano sorreggere parte dell’architrave.

Ricostruzione del telamone di Robert Cockerell
Schizzo ricostruttivo di R. Cockerell (© British Museum)

Ma ciò che è importante, il gigante risollevato non doveva presentare nessun inserimento di elementi estranei tranne che per il blocco del fianco sinistro (nello schizzo opportunamente evidenziato e non numerato) e che era giustificato da ovvi problemi statici.

Al netto dell’importante storia degli interventi effettuati, ecco come dovrebbe apparire il telamone di Sir Robert Cockerell.

Politi integrò, adattó, e non solo, i blocchi mancanti con elementi di altrettante statue reperite in situ, oggi sparsi all’interno della cella.

Blocco di un telamone all'interno della cella
Blocco di un telamone all’interno della cella

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